Gravvity, un social network senza like e pubblicità, promette di essere un'alternativa “sana” agli altri network
I social network come Facebook e Instagram sono ormai da tempo diventati un campo minato di pubblicità, qualcosa che infastidisce molte persone ed è oggetto di lamentele. Per provare a cambiare lo scenario, Gravity, uno sviluppatore di Toronto (Canada), ha annunciato che lancerà un social network che promette di rendere i feed delle persone più “allegri”, senza pubblicità e senza like.
Gravvity è un social network la cui premessa è quella di funzionare come un tipo di chat di messaggistica che sia anche un hub di social media. In questo modo è possibile accedere a tutti i profili di altre reti da un'unica app, senza la necessità di passare costantemente da un'applicazione all'altra. Tuttavia, invece di mostrare il contenuto che l'algoritmo determina venga visualizzato, mostra il contenuto personalizzato dall'utente.
Il social network promette anche di ridurre la FOMO (acronimo di Fear of Missing Out) o “Fear of Missing Out”, poiché i feed saranno organizzati in ordine cronologico e gli utenti verranno avvisati quando qualcuno posta un post o pubblica una foto su un'altra rete. Per non dire che non contiene pubblicità, Gravvity consente a chiunque scelga di vedere annunci pubblicitari di trasformare il proprio feed in una sorta di cartellone pubblicitario. Questi cartelloni pubblicitari verranno affittati dagli inserzionisti, che condivideranno gli introiti pubblicitari con gli utenti.
L'assenza di Mi piace è qualcosa che Facebook ci sta pensando. L'idea è di rendere i social network meno una competizione e più qualcosa, diciamo, sociale.
Il lancio del social network è previsto per il 21 aprile e per accedere all'app è necessario registrarsi sul sito Web dell'app. Gravità. Con il suo slogan "progettato per potenziare", Gravvity sembra l'alternativa perfetta a un mondo pieno di pubblicità e sfruttamento dei dati, ma resta da vedere se la premessa reggerà in un ambiente digitale sempre più ostile.
Immagine: Pixelkult/Pixabay
via ZDNet
